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La responsabilità dell'Avvocato


Voce a cura dell'Avv. Raffaele Plenteda



Che cos'è la responsabilità dell'avvocato?

Gli avvocati, ed i professionisti in genere, non sono più visti come una casta di intoccabili, ai quali affidarsi confidando ciecamente nelle loro capacità.
I clienti, oggi, hanno sempre meno remore a mettere in discussione l'operato del professionista del foro al quale si erano rivolti, affidandogli la cura di un proprio affare o di una controversia.

Nel caso in cui i risultati raggiunti dall'avvocato siano inferiori alle iniziali aspettative, è possibile verificare se il professionista abbia commesso errori nell'espletamento del mandato affidatogli.
In caso affermativo, esiste - a determinate condizioni - la possibilità di agire contro il proprio (ex) avvocato per ottenere il risarcimento dei danni che siano derivati dalla sua negligenza.

Si parla, in questi casi, di responsabilità civile dell'avvocato.
Si usa questa espressione per identificare l'insieme dei principi e dei canoni giuridici che regolano la possibilità per il cliente, danneggiato dall'opera difettosa e negligente del professionista legale, di ottenere il risarcimento del danno.


Quali sono gli aspetti particolari di questa materia

Tradizionalmente, l'attività dell'avvocato è concepita come espressione di una cosiddetta "obbligazione di mezzi".
In altre parole, l'avvocato è chiamato a svolgere diligentemente l'opera che gli è stata affidata, ma non è tenuto a garantire un risultato al suo cliente, sicchè l'eventuale mancato raggiungimento del risultato finale voluto non può essere a lui rimproverato e, in estrema analisi, non può essere fonte di responsabilità cioè di un diritto al risarcimento del danno.

Ciò non è sempre vero e, anzi, lo è sempre meno!

I Tribunali, le Corti d'Appello ed anche la Corte di Cassazione, infatti, segnano progressive aperture e, ricorrendo determinati presupposti, condannano gli avvocati a ristorare i clienti dei danni subiti per gli errori commessi dai professionisti.


Quando si può richiedere un risarcimento all'avvocato?

Prima di tutto, è necessario prima di tutto accertare che l'avvocato abbia effettivamente commesso un errore.
Una simile verifica non è sempre agevole e richiede l'attento e scrupoloso esame dell'opera svolta dall'avvocato:
esistono, per esempio, una serie di attività discrezionali, di competenza esclusiva del professionista (definizione della strategia difensiva, interpretazione della legge, risoluzione delle questioni opinabili, ecc.) che sono, entro certi limiti, insindacabili.
Rispetto a queste attività, non si può individuare in modo assoluto quale sia la scelta giusta e quella sbagliata e, quindi, è opinabile determinare ciò che l'avvocato avrebbe dovuto assumere e, quindi, è difficile individuare un suo inadempimento.
Il discorso è diverso per le c.d. attività rituali (rispetto dei termini per il deposito di un atto, per il compimento di determinate attività, per la proposizione di un ricorso, ecc.), alle quali si aggiunge l'interpretazione delle norme chiare e univoche:
in questi casi, è possibile individuare in modo più certo l'eventuale negligenza dell'avvocato.

L'accertamento dell'errore dell'avvocato può rilevarsi operazione complessa da compiere


Per ottenere il risarcimento del danno, non basta che l'avvocato abbia commesso un errore!

Questo è uno sbaglio che si commette di frequente quando si imposta in modo troppo avventato una causa di responsabilità professionale.

Per ottenere il risarcimento del danno, infatti, è necessario anche dimostrare che il risultato negativo lamentato dal cliente sia dovuto proprio a quell'errore e non ad altre cause.
Molto spesso, il danno che lamenta il cliente è rappresentato dalla perdita di un processo. Ebbene, l'esito di un processo non è mai il risultato di una sola causa, ma è l'effetto di una serie di fattori, molti dei quali imponderabili e irripetibili.
La vera questione che pone la responsabilità dell'avvocato, dunque, è un problema di causalità: al cliente occorre dimostrare che la causa è stata persa proprio "per colpa" dell'errore dell'avvocato, sicchè, se l'avvocato si fosse comportato correttamente, la causa avrebbe avuto un risultato diverso.


La questione centrale riguarda il nesso di causalità!
Su questo terreno si registrano le più importanti innovazioni introdotte dalle recenti sentenze della Corte di Cassazione, che ha modificato progressivamente il criterio richiesto per la prova del nesso causale tra inadempimento dell'avvocato e perdita della lite, passando dalla certezza morale alla ragionevole certezza e, da ultimo, alla probabilità.

Per ottenere il risarcimento, oggi, è sufficiente dimostrare che il corretto comportamento dell'avvocato avrebbe, con probabilità, condotto ad un risultato più vantaggioso per il cliente.

Sulla scorta di queste regole e principi elaborati nelle più recenti sentenze della giurisprudenza, le possibilità concrete, per il cliente, di ottenere il risarcimento del danno causato dalla negligenza del proprio avvocato sono sensibilmente aumentate.


Le più recenti sentenze in materia commentate dall'Avv. Raffaele Plenteda


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